Nonostante tutti conoscano l’adagio “Non giudicare un libro dalla copertina” o “l’abito non fa il monaco”, ogni volta il nostro cervello tende a deluderci: senza saperlo, tutti gli esseri umani sono soggetti all’effetto alone. E, cosa ancor più divertente, negheranno persino che questo effetto apparentemente innocuo sia stato la causa che li ha portati a dare un giudizio sbagliato su qualcuno o qualcosa.

Ecco, in parole molto semplici, in cosa consiste l’effetto alone: crearsi un’idea sbagliata di qualsiasi cosa o persona, basandosi su un singolo aspetto. Ecco alcuni esempi:

  • Non pensi, pur non avendolo mai conosciuto né incontrato, che Steve Jobs, creatore della Apple, deve essere stato una bella persona? Non sto dicendo che non lo fosse, sia chiaro. Ma, presumendo che tu non lo abbia mai incontrato, quali dei suoi aspetti hanno fatto sì che ti creassi questa idea di lui? Probabilmente le presentazioni calde e amichevoli dei nuovi prodotti Apple, o magari è stato il design apparentemente impeccabile dei prodotti Apple stessi. Spesso i venditori usano questo effetto per creare un’immagine calda di se stessi nella mente del pubblico.
  • Dall’aspetto curato di un sito web, potresti “decidere” che i contenuti in esso presentati siano contenuti di qualità, e probabilmente lo faresti senza leggerli! Pagine ordinate e pulite danno un’impressione migliore rispetto a pagine scarne e non curate, ma non è detto che tali caratteristiche rappresentino i contenuti. Anzi.
  • Un marchio che pubblica degli spot pubblicitari accattivanti è spesso ritenuto una marchio di qualità: ad esempio saresti disposto a sborsare centinaia di euro per un semplice paio di scarpe, convinto che siano scarpe di qualità che dureranno a lungo. È però possibile che tu non abbia mai esaminato a fondo la qualità delle scarpe di quell’azienda, fidandoti di quello che vedi negli spot che vedi in TV o su internet. Spot che, peraltro, sono relativi ai prodotti dell’azienda ma sono pensati e realizzati da società terze. Questo non significa che quel brand non faccia scarpe di qualità; magari le sue scarpe sono davvero eccellenti, ma il giudizio che ti sei creato sulla base della pubblicità è un giudizio affrettato, che hai dato senza sufficienti informazioni.

Il nome: effetto alone

L’effetto alone si chiama così per il fatto che tendiamo a dare un giudizio immediato sui tratti buoni di una persona o una cosa semplicemente guardando un “alone” di tale persona o cosa.

C’è però una fregatura a cui stare attenti.

Supponiamo che non ti piaccia un aspetto di qualcosa: in quel caso nella tua mente ne creerai un’immagine “cattiva” o negativa. Questo effetto è stato ampiamente testato ed è – sfortunatamente – vero. Le persone lo fanno inconsapevolmente e non si rendono conto del perché l’hanno fatto. Inoltre, negheranno che tale effetto li riguardi.

Facciamo un altro esempio. Vai in un ristorante e vedi che non c’è niente di troppo curato all’interno: tavoli nudi, camerieri vestiti in modo diverso l’uno dall’altro e pavimenti puliti ma retrò. Non ti aspetterai mai che dalla sua cucina esca del cibo gustoso.

La stessa cosa accade con i siti web mal progettati. I contenuti non sono considerati credibili se non hanno un bell’aspetto e se non sono progettati bene. Eccone un esempio: come valuteresti questa stessa pagina se i testi fossero scritti come segue?

 Nonostante tutti conoscano l'adagio "Non giudicare un libro dalla copertina", ogni volta il
nostro cervello tende a deluderci: senza saperlo, tutti gli esseri umani sono soggetti all'effetto alone. E, cosa
ancor più
divertente,
negheranno persino che questo effetto apparentemente innocuo sia stato la causa che li ha portati a dare un giudizio sbagliato su qualcuno o qualcosa.

Probabilmente (e giustamente!) non lo leggeresti nemmeno, ma è né più né meno il primo paragrafo proprio di questo articolo!

Un “caso” che forse ricorderai

Guarda la persona nella foto che segue:

Joshua Bell
Immagine: Wikipedia

All’apparenza è una persona del tutto normale che, anche se dall’immagine non si può capire, sa suonare il violino.

Joshua – questo è il suo nome – un giorno si è messo a suonare una serie di pezzi con il violino in una stazione della metro di Washington per quasi un’ora, “guadagnando” poco più di 30 dollari dai 27 dei più di mille passanti che l’hanno visto e sentito suonare.

La cosa curiosa è che Joshua aveva suonato gli stessi pezzi tre giorni prima, ma non sotto le spoglie di un artista di strada: nella sua vera “veste”, Joshua Bell è infatti uno dei più grandi violinisti del mondo, che pochi giorni prima aveva suonato alla Symphony Hall di Boston, completamente esaurita per l’occasione, dove un biglietto in platea costava 100 dollari. Sebbene il “valore” di Joshua sia altissimo, ascoltarlo vestito in jeans e cappellino in una stazione della metro valeva meno di un dollaro per circa il 3 persone su 100, con le altre 97 che si sono limitate a passargli davanti. Cosa sarebbe successo se Joshua fosse stato vestito come a un concerto, con qualcosa che lo avesse identificato come uno dei migliori violinisti al mondo, che in quel momento stava suonando un repertorio da concerto con un violino Stradivari del 1700?

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